STORIA

 

 

 

Una delle manifestazioni tradizionali più antiche della Ciociaria è senza dubbio “LA PANARDA” che annualmente si rinnova in Villa S. Stefano in occasione della festa di S. Rocco, compatrono del paese, ricadente il 16 agosto. Essa consiste nella cottura e nella distribuzione di pane e ceci alla popolazione, ai forestieri e turisti.
Detta così semplicemente potrebbe sembrare una delle tante sagre proliferate negli ultimi decenni, ma per gli abitanti di Villa è un misto di sacro, di tradizione, di ricordi e di divertimento.
 La preparazione, la cottura, il condimento e la distribuzione seguono regole fisse, perfezionate nel tempo.
Nei primi giorni di agosto, alcune donne puliscono i sette quintali di ceci, liberandoli dal terriccio e dai residui erbacei. Il quattordici i Maestri di casa con circa venti inservienti, li pongono a mollo in quaranta caldaie di rame, preparano i fuochi con legna di quercia in Piazza Umberto I. All’una del giorno sedici vengono accesi i fuochi e inizia la cottura. A mezza cottura avviene il condimento: oltre cento litri di olio di oliva, sale, pepe e rosmarino.
A mezzogiorno l’Arciprete, durante la processione, benedice le caldaie e il pane, al termine del sacro rito inizia la distribuzione alle famiglie in base all’importo delle offerte, contemporaneamente la ‘’Panarda’’ viene distribuita ai cittadini residenti in campagna, ai forestieri e turisti.
Gli inservienti in costume tradizionale, a turno si presentano al centro di distribuzione, sul sagrato della chiesa parrocchiale, con una pignatta di coccio e ricevuti dai Maestri i ceci e il pane e sentito l’Indirizzo del destinatario, con l’aggiunta di eventuale soprannome, corrono verso l’abitazione indicata. Nonostante i veloci andirivieni degli inservienti, la distribuzione si protrae per alcune ore. Al termine della distribuzione il banditore invita coloro che per errore non avessero ricevuto i ceci a presentarsi al centro.
II perdurare di questa antica tradizione ci ha invogliato a ricercarne l’origine e individuarne le finalità e lo spirito.
Nel linguaggio del basso medioevo, al tempo delle compagnie di ventura, il vocabolo panardo, paggio o panatica indicava la provvista di pane e viveri per le truppe anche la distribuzione di vivande in caso di vittoria o di festa al castello. Quindi panarda festa di gioia per la popolazione. La trasposizione del significato di panarda in avvenimenti religiosi non era molto lontano dal significato originale poiché qui panarda aveva il significato di provvedere mediante questa, a procurare pane e legumi da distribuire ai poveri e farli partecipi, in alcune circostanze, alia gioia comune. A tale distribuzione provvedeva la Comunità che aveva beni propri e che spesso aggiunti a quelli dei cittadini venivano elargiti in circostanze particolari, anzi la Comunità consapevole delle misere condizioni economiche in cui versavano i più poveri aveva stabilito due periodi all’anno in cui venivano distribuiti i viveri: uno era detto sfamo del popolo e ricadeva nei mesi di gennaio-febbraio e l’altro detto liberanza in agosto-settembre. Col passare del tempo tali elargizioni vennero ridotte alle festività religiose di San Sebastiano e San Rocco.
Il frequente verificarsi in Italia di pestilenze ed epidemie, spesso importate dalle truppe straniere, spinse le popolazioni medievali, profondamente religiose, a cercare rimedio a tali funeste evidenze, rivolgendosi alla protezione di detti Santi, erigendo chiese; cappelle e edicole al di fuori delle mura castellane che quali vigili e avanzate sentinelle dovevano impedire l’ingresso alle infezioni contagiose. Anche nel nostro paese, come in tanti altri, esiste una chiesa dedicata a San Sebastiano e San Rocco essa fu costruita nella prima metà del secolo XV e oggi sorge nel centro abitato, ma una volta era fuori le mura.
Che tale chiesa appartenesse al XV secolo risulta dalla particolare architettura a trabeazione lignea del soffitto e dai portali tufacei a tutto sesto che prelude il ritorno al romanico. Sull’altare maggiore in una nicchia era posta una statua lignea dipinta di San Sebastiano legato ad un tronco e trafitto da alcune frecce. Ai lati dell’altare vi erano due affreschi murali di m. 2×2 di indubbia appartenenza quattrocentesca; quello a sinistra rappresentava la Madonna con Angeli, tema ricorrente nella pittura dell’epoca e l’altro raffigurava il leggendario San Giorgio nel momento di combattere contro il drago; inoltre vi era uno spazio presbiterio con ai Iati due lunghi sedili in muratura, era sollevato dal piano della chiesa di circa 70 cm. e vi si accedeva con una semplice gradinata dalla data incisa su una tegola della grondaia a capanna della facciata principale.
Questa chiesa inizialmente era dedicata a San Sebastiano, il cui culto era più sentito, fu successivamente accomunata a San Rocco. Nella lunetta del portale principale infatti, era raffigurata la Vergine col Bambino e ai lati le immagini di San Giuseppe e di San Rocco in atto di adorazione. San Rocco era vestito da pellegrino, con la mano sinistra sul cuore e nella destra un lungo bastone sul quale era legata una zucca e nella cintola aveva una conchiglia per attingere l’acqua. Ciò dimostra che il culto per San Rocco fu associato in epoca posteriore, verso la fine del secolo XV infatti in quel tempo il culto dei santo ebbe una grande risonanza in Italia dove egli trascorse la sua giovinezza. La diffusa fama del santo, attraverso il racconto delle miracolose guarigioni e ancor più il terrore delle frequenti pestilenze aveva spinto le nostre popolazioni a intensificare la venerazione e un culto veramente eccezionale per i Santi e in questo culto si vedeva associato ogni ceto di persone. E’ pertanto da ritenersi probabile l’origine della panarda proprio verso la fine del XV secolo e ciò ce lo fa credere l’uso del vocabolo panarda allora ancora in vigore. Il sorgere di tale istituzione deve necessariamente collegarsi ad un periodo di grande carestia e di pestilenza. La Comunità si premurò di elargire, nelle ricorrenze delie festività dei Santi, un pasto caldo ai poveri composto di pane e legumi, certamente la Panarda fu istituita come un atto di carità verso i più bisognosi, ciò si può anche rilevare dal fatto che fino a pochi anni fa in testa alla lista di distribuzione vi figuravano i poveri a
ad un tronco e trafitto da alcune frecce. Ai lati dell’altare vi erano due affreschi murali di m. 2×2 di indubbia appartenenza quattrocentesca; quello a sinistra rappresentava la Madonna con Angeli, tema ricorrente nella pittura dell’epoca e l’altro raffigurava il leggendario San Giorgio nel momento di combattere contro il drago; inoltre vi era uno spazio presbiterio con ai Iati due lunghi sedili in muratura, era sollevato dal piano della chiesa di circa 70 cm. e vi si accedeva con una semplice gradinata dalla data incisa su una tegola della grondaia a capanna della facciata principale.
Questa chiesa inizialmente era dedicata a San Sebastiano, il cui culto era più sentito, fu successivamente accomunata a San Rocco. Nella lunetta del portale principale infatti, era raffigurata la Vergine col Bambino e ai lati le immagini di San Giuseppe e di San Rocco in atto di adorazione. San Rocco era vestito da pellegrino, con la mano sinistra sul cuore e nella destra un lungo bastone sul quale era legata una zucca e nella cintola aveva una conchiglia per attingere l’acqua. Ciò dimostra che il culto per San Rocco fu associato in epoca posteriore, verso la fine del secolo XV infatti in quel tempo il culto dei santo ebbe una grande risonanza in Italia dove egli trascorse la sua giovinezza. La diffusa fama del santo, attraverso il racconto delle miracolose guarigioni e ancor più il terrore delle frequenti pestilenze aveva spinto le nostre popolazioni a intensificare la venerazione e un culto veramente eccezionale per i Santi e in questo culto si vedeva associato ogni ceto di persone. E’ pertanto da ritenersi probabile l’origine della panarda proprio verso la fine del XV secolo e ciò ce lo fa credere l’uso del vocabolo panarda allora ancora in vigore. Il sorgere di tale istituzione deve necessariamente collegarsi ad un periodo di grande carestia e di pestilenza. La Comunità si premurò di elargire, nelle ricorrenze delie festività dei Santi, un pasto caldo ai poveri composto di pane e legumi, certamente la Panarda fu istituita come un atto di carità verso i più bisognosi, ciò si può anche rilevare dal fatto che fino a pochi anni fa in testa alla lista di distribuzione vi figuravano i poveri ai quali veniva distribuita gratuitamente.
Da notizie acquisite dall’archivio comunale e dalle deliberazioni dei Consigli delia Comunità del 1600 sì rileva che ‘addì due di agosto 1643 la maggior parte del popolo dice che si facci la festa di San Rocco benedetto conformemente al solito e che li Uffiziali spenno quanto bisogna et che si comprano piattiche bisognano et boccali e si diano i Maestri di Casa. Addì otto agosto 1649 che i facci col fare la cerca et diligenria di cercare qualchalra carità e farla magniare alla pouertà. E’ naturale che anche la Panarda col passare del tempo subisse modificazioni diverse e oltre che ai poveri dal secolo XVII la distribuzione veniva effettuata a tutta la popolazione, infatti la delibera del Consiglio Comunale dice: addì 10 agosto 1706 che si facci la festa di San Rocco a quella poca carità che si farà aggiungervi quella povera risposta di grano che ha huto la Comunità e che si compri una quarta e mezza di ceci et due barili di vino altro che vi sarà bisogno il cuocer dei ceci addì 12 agosto 1715 che si facci la festa di San Rocco benedetto facendosi la cerca a bastanza e si pigli il grano dei Monte dell’Abbondanza e si faccia con minor spesa possibile e si distribuisca tanto a foco.
Da alcuni recenti studi, effettuati dal nostro storico compaesano, Dr. Vincenzo Tranelli, risulta che dagli atti di un notaio dell’epoca si parla della “PANARDA” già nel 1601 come ”una consuetudine” e ciò implica che questa tradizione duri da oltre 415 anni.
 
 Le commissioni che si sono succedute nel tempo hanno cercato di migliorare la Panarda e la festa di San Rocco che oggi è diventata una manifestazione che richiama in paese molti emigrati e turisti.
Ilio Petrilli (1995) aggiornata da Paolo Petrilli (2016)

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